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I PRIMI PASSI PER INIZIARE

Se ti avvicini per la prima volta alla fotografia il mio metodo di lavoro, maturato in molti anni di esperienza  è un equilibrio tra teoria, pratica e crescita personale.  Dopo aver praticato per anni un percorso di crescita personale ho deciso di proporre  un nuovo metodo: trasferirti le nozioni di base della fotografia cercando però di approfondire la funzione della comunicazione e la comprensione del fenomeno della visione.

Il mio intento è quello di trasferire la mia esperienza di fotografo e di crescita personale. S’inseguono a vicenda.

Durante gli ultimi vent’anni di lavoro come fotografo ed responsabile della comunicazione ho accompagnato nella formazione molti  stagisti.  La costante che ho sempre osservato durante le mie lezioni individuali, è stato, il grado di partecipazione e di entusiasmo, non solo verso la fotografia in se ma anche nei confronti della comprensione di come vengono utilizzatele immagini sui media: quali obiettivi vengono affidati alla creatività in un’azienda di produzione di beni di consumo.

Anche se prendi in mano per la prima volta la macchina fotografica capire cosa si nasconde dietro le immagini che vedi ogni giorno, ti rende più consapevole delle tue scelte. In seguito se diventi fotografo ne trarrai vantaggio.

Il mio metodo per chi è ai primi passi è questo. Inizio con le nozioni tecniche di base.

Prima lezione:

1. il principio della visione. Una breve discussione su come vediamo e quale realtà vediamo. Gli apparecchi fotografici.

2.la formazione dell’immagine sul sensore attraverso l’obiettivo – gli strumenti per controllare la luce che entra nell’obiettivo: diaframma, otturatore (tempi di posa) ISO (sensibilità del sensore)

A questa prima fase seguono alcuni esercizi pratici in condizioni di luce molto diverse che posso creare nella sala di posa dello studio e in esterno. E’ importante capire subito la relazione di reciprocità che c’è tra  tempo di posa, diaframmi e Iso. Ti permette di muoverti subito con più sicurezza e di evitare foto mosse e sovra o sotto esposizioni. Oggi siete molto fortunati perché con il digitale non costa nulla sbagliare esposizione. Quando usavo la pellicola o, meglio ancora, le lastre (formato 13 x 18 cm con il banco ottico, ogni lastra costava 15 mila lire + altre 10 di sviluppo. Uno scatto, con doppia esposizione di sicurezza, perché il set non potevi tenerlo fermo tre giorni, costava 50 mila lire più eventuali polaroid di prova. Il risultato della foto lo vedevi dopo due giorni. Sembra archeologia ma parliamo del 1998 – 2000.

Seconda lezione:

1. L’aspetto creativo (di linguaggio) di questi tre strumenti, cioè cosa si può fare col diaframma, con il tempo di posa e con la sensibilità.

2. Profondità di campo (diaframma), del mosso (otturatore) e del rumore (ISO) del file (che corrisponde alla grana della vecchia pellicola). Seguono anche in questo caso gli esercizi utili per vedere in pratica gli effetti.

Terza lezione:

1. le ottiche, per chi ha una reflex o lo zoom per chi ha una compatta. Gli obiettivi sono da sempre il cruccio di molti fotografi perché sono l’equivalente di una frase nel linguaggio verbale.  Es: se dico “aveva due occhi di un blu intenso” ottica equivalente per esprimere il concetto è un tele che ti permette di inquadrare solo gli occhi. Oppure “la quiete della sera” ottica equivalente può essere un grandangolo con il quale fotografi un paesaggio silenzioso al tramonto facendo attenzione di inserire un bel primo piano che accentua lo spazio, ecc.

2. Gamma degli obiettivi, differenze tra grandangolo e tele. Prospettiva, composizione, deformazione, sfocatura di campo, rapporto soggetto sfondo.

Per finire proiezione di diapositive, con domande e risposte, che illustrano e riassumono con esempi fotografici le tre lezioni.

L’arte del fotografo ha un senso; Se la scegli è perché pensi di poter esprimere la bellezza con la quale tu guardi il mondo. Pensi di trasmettere qualcosa di tuo, una visione della vita, un sogno, la tua verità che può far bene a qualcun altro.

Apri bene il “diaframma” prima di scattare. Quello che ti sembra di vedere non è mai la realtà oggettiva ma il risultato del tuo modo di pensare e della tua cultura (ciò che hai assorbito dall’ambiente che hai frequentato, dalla scuola e dall’educazione). Con questa consapevolezza hai  più possibilità di sentire quello che è giusto o sbagliato per te.

Le lezioni individuali o per piccolo gruppi (vedi articolo PARTIRE COL PIEDE GIUSTO)

Apri bene il diaframma.

Ruggero Lorenzi

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