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DIALOGO SU IMMAGINE E IMMAGINARIO

IL LINGUAGGIO DELLE FORME

Il Linguaggio Visivo è un linguaggio primordiale, il cui inizio si perde nella notte dei tempi, per mezzo del quale comunicano tra loro natura e animali. Uomo compreso. Il Linguaggio Verbale è molto più giovane.

Diversamente da tutti gli altri animali (così sembra), durante l’evoluzione dell’uomo si è sviluppata una zona del cervello (corteccia) nella quale sono state archiviate e catalogate, per millenni, tutte le esperienze e le emozioni fino a diventare memoria visiva (per immagini), molto prima della parola, del pensiero e dei concetti.

La ragione, il lume nel buio della notte, come l’hanno definita gli illuministi è stata considerata, da Galileo in poi, l’unica fonte di conoscenza attendibile dell’uomo e il pensiero si sviluppò attorno a discipline scientifiche come: filosofia, matematica, fisica, chimica, astronomia e medicina…la conoscenza percettiva delle arti non era annoverata una funzione attendibile.

Tra il 1910 e il 1930, in Germania, alcuni studiosi  Kurt KoffkaWolfgang Köhler e Max Wertheimer elaborarono la teoria della Percezione della Forma: la Gestalt che riabilitò l’arte e la percezione visiva come forme di comprensione della realtà esterna e interiore (vedi anche l’articolo DIALOGO SULLA COMPOSIZIONE).

Da quel momento, il linguaggio visivo inizia ad essere considerato, a tutti gli effetti, complementare al linguaggio verbale o concettuale.

Gestalt appunto, significa Forma strutturata: una struttura fisica finita, alla quale l’uomo ha attribuito un significato.

La caratteristica di qualsiasi forma (cose, persone, un luogo) è l’espressione (il significante), ed esproime un contenuto che è il significato del messaggio che l’uomo gli ha attribuito nei secoli. Percepire una forma è percepirne il senso.

Un esempio molto semplice per semplificare un concetto complesso: prendi una sedia in stile Luigi XVI e una in stile Arte Povera e lasciati portare dagli stimoli percettivi e dalle sensazioni che ti trasmettono.

Lo stile Luigi XVI ti stimola l’immaginario con scene di vita cortigiana: ti trasmette sensazioni di luoghi sfarzosi e di invitati regali, oppure ti genera disprezzo verso un mondo di dominio. Sono percezioni comunque condizionate dalla tua cultura, dalla tua sensibilità, dalle tue convinzioni, dalla tua esperienza, dalla tua educazione ecc.

Lo stile Arte Povera invece può richiamarti alla mente la vita contadina e il nonno intento a tagliare e levigare i pezzi di legno per costruire una sedia semplice e funzionale ad una cucina semplice com’era quella friulana (P. esempio)

Sono due sedie che soddisfano entrambe la funzione di stare seduti ma la loro Forma (gestalt) esprime due contenuti molto diversi. La medesima cosa vale anche per una persona.

Questa, con molta semplificazione è la Teoria della percezione della Forma, se ci trasferiamo in un contesto diverso tipo un villaggio o una scena di vita cittadina la cosa si complica per le molteplici e diverse connotazioni culturali, etniche, estetiche, sociologiche, architettoniche ecc.

Nei casi citati capire o non capire l’immagine dipende dalla conoscenza dei codici linguistici. Tutti noi osservando un testo arabo riconosciamo la forma ma non riusciamo a leggerla, non capiamo il contenuto di quel testo. Bisogna conoscere la lingua(il codice). questo vale anche per le immagini. Un boscaiolo vissuto sempre in montagna non capirebbe il codice del semaforo, come noi se andiamo in africa non capiremmo il significato di una loro maschera tribale.

Questo significa che ci sono “parole e immagini simbolo” che fanno parte dell’archivio dell’intera umanità (mamma, papà, dolore, guerra, pietà felicità, ricchezza, povertà vita, morte, crocifissione, sorriso, pianto ecc.) altri invece che fanno parte dello stato dentro il quale vivi (lingua, bandiera, usi e costumi, segnali ecc)

A questo punto se fai la foto delle sedie, sarà condizionata dal filtro della tua percezione e delle tue intenzioni, dalla tua conoscenza che determineranno la scelta della luce, della prospettiva, dello sfondo, dell’obiettivo ecc.

Le teorie della Gestalt si rivelarono altamente innovative, in quanto considerarono, alla base del comportamento umano, il modo in cui ognuno percepitsce la realtà.

A questo punto, considerando che ognuno di noi vede una realtà filtrata dalla propria percezione, dalle proprie conoscenze e dalla propria cultura viene più semplice comprendere cos’è l’immagine e cosa l’immaginario.

L’immagine è la realtà esterna, l’immaginario è la nostra realtà interiore che le da un significato.

Sono i concetti che produssero, in quegli stessi anni, 1900-1920 i movimenti pittorici dell’impressionismo e dell’espressionismo: i primi dipingevano la realtà esterna (Claude Monet), gli altri quella interiore (Edvard Munch).

In fotografia, questa maggior consapevolezza, ti può orientare fino a farti sentire quale sia la forma espressiva che ti è più congeniale: vuoi fotografare la realtà esterna, diventare cioè un fotografo di paesaggi, fiori, animali oppure un reporter  per poter esprimere la tua visione dell’uomo, della società e del mondo?

Generalmente quando un genere ti affascina e ti attira in modo particolare significa che devi buttarti e sperimentarlo fino in fondo.

Ruggero

 

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