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Tutorial: IL MAGICO USO DELLA REFLEX

Ti sei mai chiesto come si comunicherebbe senza una lingua, una penna, la carta o senza una macchina fotografica e una videocamera?

L’intento del tutorial di oggi è quello di spostare la tua attenzione sugli aspetti strutturali e tecnici di base di una Reflex, che costituiscono l’insieme tecnologico necessario alla costruzione di immagini prodotte con l’uso del mirino, del diaframma, del tempo di posa, dell’obiettivo, della luce (ISO) e della scatola che le contiene.

Queste invenzioni tecniche ti permettono oggi di creare immagini…come l’inchiostro e la tecnologia di una bella stilografica ti permette di creare libri.

Siamo di fronte ai due linguaggi principali utilizzati dall’uomo per comunicare:

linguaggio verbale = lingua + le parole che conosciamo (con le quali componiamo una frase) che da origine ad un ‘articolo o ad un libro.

linguaggio visivo = composizione + le forme della realtà (con le quali componiamo un’immagine) che da origine ad una foto, ad un quadro o ad una scultura.

Le fotocamere reflex odierne sono degli apparecchi sofisticati completamente elettronici ed in grado di fare tutto in automatico, o quasi. Oggi lo sforzo del fotografo deve cercare di orientarsi verso lo studio delle FORME (per forme intendo tutto ciò che vediamo attorno di noi), cercando di cogliere la tua verità del mondo e della realtà.

Direi che siamo in linea con i tempi: pronti a usare il linguaggio visivo come espressione artistica personale, da contrapporre al dilagare di immagini vuote e ingannevoli divulgate ogni giorno attraverso i media, dal nostro sistema politico-economico. Ogni qualvolta che sarà possibile, cercherò di renderti più chiaro il concetto della comunicazione collettiva e personale.

In breve le tappe della Reflex.

Ai risultati odierni si è arrivati gradatamente, percorrendo una strada lunga e piena di tentativi che vede il suo inizio quasi centocinquant’anni fa, 1850 ca.

Thomas Sutton brevettò la prima fotocamera che incorporava uno specchio mobile per la visione di quanto passava direttamente attraverso l’obiettivo. La macchina è molto pesante.

La Leica I a telemetro costruita da Oscar Barnak e presentata nel 1913, fu la prima fotocamera che utilizzava pellicola cinematografica 35 mm a doppia perforazione (sistema rimasto praticamente immutato fino ai giorni nostri) e riuniva in sé doti di maneggevolezza e di praticità.  Con la prima Leica I inizia la storia delle fotocamere 35 mm, che utilizzano pellicola di 24×36 mm.

Per arrivare alla fotocamera reflex, come la conosciamo noi, si deve però aspettare fino al 1936: in questa data venne presentata per la prima volta una fotocamera reflex 35 mm monobiettivo in cui lo specchio si sollevava al momento dello scatLE REFLEX ODIERNE sono apparecchi fotografici che hanno una grande caratteristica: la possibilità di cambiare le ottiche e di registrare qualsiasi condizione di luce. La parola “Reflex” identifica quella categoria di fotocamere in cui ciò che è inquadrato dall’obiettivo è esattamente ciò che viene visualizzato nel mirino. Questa particolarità tecnica, ottenuta mediante una complessa struttura di lenti e specchi rende le reflex, uno strumento qualitativamente superiore rispetto alle compatte. 

La Reflex è composta da un “corpo macchina” sul quale viene innestata l’ottica e ti permette di registrare immagini di ottima qualità se abbinata ad ottiche professionali. Garantisce il pieno controllo di tutti i parametri di scatto, dispone di numerose funzioni personalizzabili ma soprattutto permette di cambiare l’ottica in funzione del soggetto da riprendere e dell’effetto compositivo desiderato (l’ottica diventa un dei codici del linguaggio visivo).

Grazie alla vastità del parco ottiche e degli accessori, le tipologie di ripresa sono potenzialmente infinite.

 Le professionali hanno due possibilità di inquadrare il soggetto: con il mirino prismatico o in modalità Live View, che permette di comporre lo scatto utilizzando il display LCD presente sul retro della fotocamera, quello utilizzato per visionare gli scatti. Questa funzionalità è molto utile per la fotografia macro, lo still life e per tutte quelle riprese in cui la posizione della fotocamera rende difficoltoso guardare nel mirino.

Tralascio altri aspetti puramente commerciali per parlare invece delle funzioni di base della fotocamera, che diventano la “lingua” della fotografia una volta che si è compreso il loro modo di funzionare.

MIRINO PRISMATICO E SISTEMA OTTICO

 Il mirino prismatico (e il live video nelle più recenti) è lo strumento che ti consente di osservare e organizzare la composizione degli elementi della realtà esterna in un piccolo rettangolo, un tempo di 24 x 36 mm (il fotogramma della pellicola) ora in MegaByte.

Il mirino serve proprio a MIRARE, cioè a scegliere quali elementi vuoi far entrare nell’inquadratura e quali no. Questo è già, di per se, un atto creativo e interpretativo di cui parlerò nella composizione: richiede esperienza, studio, applicazione e sensibilità.

reflex

 

 

 

 

 

 

 

Fig 1 – L’immagine (fatta di luce riflessa) entra dall’obiettivo, passa attraverso il diaframma, colpisce uno specchio posto a 45° che la riflette in alto verso un prisma costruito in modo da raddrizzare l’immagine che invia al mirino.

Fig. 2 – Azionando lo scatto, lo specchio si alza, la luce attraversa il diaframma e la tendina dell’otturatore aperto, andando ad impressionare il sensore (o la pellicola).

FACENDO UN PARALLELO CON L’OCCHIO UMANO, MENTRE L’IRIDE RAPPRESENTA IL DIAFRAMMA, LA PALPEBRA DÀ L’IDEA DELL’OTTURATORE.

Se sbatti ripetutamente gli occhi, con velocità diverse, ti fai l’idea di come funziona la tendina dell’otturatore.

Il DIAFRAMMA

Il diaframma è un sistema di lamelle (circolare) situato all’interno dell’obiettivo, che fa la funzione dell’iride, si apre e si chiude manualmente o elettronicamente. Serve per regolare l’intensità di luce che entra. Questa soluzione tecnica (nata per controllare la quantità di luce) agisce anche sulla nitidezza e sulla profondità di campo, diventando un codice del linguaggio visivo.

 

 

 

 

 

     

   

 

 

Nella figura sono indicati i valori standard dei diaframmi. Esistono anche obiettivi più luminosi con f/1,2.

 L’OTTURATORE:

l’otturatore situato nel corpo macchina, dietro lo specchio è il dispositivo meccanico o elettronico, a scorrimento verticale o orizzontale che ha il compito di controllare per quanto tempo il sensore (nelle fotocamere digitali) resta esposto alla luce. L’otturatore serve per impostare il tempo di posa che, in combinazione con il diaframma, ci permette di controllare la quantità di luce che arriva sul sensore con il variare delle condizione di luminosità esterna. Queste funzioni sono ormai tutte elettroniche, pochi anni fa erano solo manuali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella figura alcuni esempio di coppia tempo/diaframma che ci permette di utilizzare la “combinazione” che vogliamo, tenedo conto del diaframma o del tempo di posa.

Nelle reflex Il tempo di posa è regolabile normalmente da 30” a 1/4000 di sec con la possibilità, nelle professionali, di impostare la posa B per lunghe esposizioni notturne o con filtri ND.

In ogni caso la latitudine di posa dei sensori, con la possibilità di impostare alte sensibilità degli ISO (fino a 25.000) è di gran lunga migliore di quella che avevamo a disposizione con la pellicola e ti permette di affrontare ambienti e situazioni in condizioni di luce prima molto difficili da documentare

Nei prossimi tutorial sulla Composizione, tratterò singolarmente, in modo sintetico e con esempi fotografici: mirino, diaframma, tempo di posa, obiettivi e luce, mostrando i diversi significati espressivi degli effetti risultanti (il loro impatto sull’immagine finale).

 Spero di aver stuzzicato, almeno la curiosità di riflettere. Questo è un argomento importante per far progredire il linguaggio visivo. Si tratta di accorgersi di qualcosa che c’è già.

Grazie dell’attenzione

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