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L’IMMAGINE COME LINGUAGGIO

Parafrasando la Genesi: “Dio fece il mondo a sua Immagine e somiglianza”… poi l’uomo inventò la parola. La parola era Dio 😉

Per sopravvivere, in un ambiente generoso ma ostile, le forme viventi osservavano con attenzione la natura attorno a se attribuendo significati ad ogni segno e ad ogni forma, archiviando tutto nella propria mente ancora vuota.

Si capisce subito che le immagini, il mondo delle Forme, sono il più antico codice di comunicazione dell’uomo e anche degli animali.

Nel linguaggio visivo la caratteristica della Forma è il codice, cioè la struttura fisica che presenta la “forma” stessa, sia essa una pianta, un animale, un volto o qualcosa di più complesso come un ambiente o un fenomeno atmosferico.

Il codice è una lingua; se sei di fronte ad un testo russo e non conosci l’alfabeto cirillico (il codice) è inutile, non capisci cosa c’è scritto; analogamente se sei di fronte ad una Forma che non conosci, non capisci cosa comunica.

Ci sono Forme universali come la bandiera, un tramonto, la madre, la nascita, la pietà, la guerra ecc e ci sono Forme territoriali, proprie di quella cultura, come ad esempio un rito, una maschera africana, oggetti particolari ecc.

Una Forma diventa un “simbolo”, significa qualcosa, e rimanda ad un contenuto, ciò che la Forma comunica. Il significato del suo messaggio ognuno lo percepisce in modo personale.

Ci sono Forme semplici e banali, che tutti conosciamo e sulle quali concordiamo (come i segnali stradali) e ci sono Forme dell’arte, della natura o di culture diverse che necessitano di essere studiati per leggere il contenuto del loro messaggio.

Quello che scopri guardando un tramonto, te la forse insegnato qualcuno?

Questo codice espressivo (la Forma) lo abbiamo in eredità nel nostro Inconscio fin da quando l’uomo preistorico ha capito che il “tramonto” è quell’ora della sera che la luce volge al termine, tingendosi di rosso, per lasciare spazio al buio.

L’emozione è di quiete, di pace e di riposo; qualcosa finisce, finisce il giorno.

Così funziona il linguaggio visivo e la bella foto di un tramonto ti restituisce l’emozione.

Si capisce che le immagini e l’immaginazione sono una forma di comunicazione potente, immediata, primordiale ma, con lo sviluppo della parola si è spenta la luce dell’immaginazione, il vedere oltre. Solamente l’artista scopre quello che c’è oltre ciò che sappiamo e conosciamo.

La parola sembra inizi nel Neolitico tra i 4000 e 8000 anni fa, la scrittura ha solo 4000 anni e il primo libro stampato tipograficamente risale al 1450 circa; mentre la conoscenza per immagini ha milioni di anni. Ma la parola (le tenebre) ha oscurato la luce (l’immaginazione).

Pensa a tutto quello che potenzialmente siamo in grado di capire con l’intuito e l’immaginazione e considera che solamente agli inizi del secolo scorso (1900-1920)  l’arte è diventata, al pari del linguaggio Verbale, uno strumento di conoscenza. Prima c’era solo scienza e filosofia (parole e concetti).

(leggi articolo Dialogo sulla composizione nel Blog di myPhotoZone.it) almeno sai chi ringraziare per questa conquista che pone l’arte allo stesso livello della scienza (GESTALT o teoria della Percezione Visiva 1920 ca. scuola Bauhaus – Germania).

Che ti piaccia o no, dall’inizio della civiltà occidentale siamo stati programmati. Il “linguaggio” che conosciamo inizia  con la nascita della “civiltà”: tutti i manuali scolastici e universitari lo confermano, da sempre. Cioè inizia con la scrittura, le città, i commerci, il denaro, gli imperi, la forza militare, le conquiste territoriali e così via.

Questo è quello che ci è stato insegnato e che diamo per scontato. Ma non è così.

Ma cosa c’entra questa premessa con la fotografia?

Significa che dobbiamo andare oltre la conoscenza limitata che ognuno ha del proprio IO (nome, cognome, professione, ruolo sociale, storia) per scoprire altri significati e contenuti.

Significa che dobbiamo “guardare” la realtà con un’attenzione diversa, come i bambini: accorgerci delle cose, non darle per scontate. Un albero non è solo una quercia con foglie, corteccia e colore di un certo tipo, è molto di più, rappresenta il simbolo della ramificazione della conoscenza, l’albero della mela che ci è stata vietata, la congiunzione tra terra e cielo.

Significa che la potenzialità della fotografia, nata solo nel 1850, è ancora tutta da scoprire. Significa che oggi la fotografia è schiava di un sistema che produce solo immagini con lo scopo di vendere e strumentalizzare. Significa che le immagini sui media di oggi hanno un unico scopo, quello di installare programmi nella nostra mente per indurci a tenere il comportamento che interessa a pochi altri.

Tutto questo significa!

La fotografia, utilizzata in modo magistrale dai manipolatori della comunicazione, esalta un mondo di illusioni e diventa un linguaggio unico, uno specchio collettivo, come se la tua vita e la tua felicità dovessero passare attraverso l’immedesimazione in quelle immagini riflesse per sentirti realizzato.

Ma allora, l’arte, l’espressione personale che fine ha fatto?

Esprimere oggi non è facile. Chi vuole esprimersi deve fare un percorso di crescita personale e professionale. Come s’impara la lingua e la grammatica italiana, allo stesso modo s’impara il linguaggio visivo. Invece l’espressione, la tua visione delle cose e del mondo sono una questione di conoscenza e sensibilità personale che nessuno te la insegna. Ti devi pulire, devi toglierti psicologicamente gli “abiti mentali” che ti hanno illuso di essere la persona descritta sulla carta d’identità per iniziare a vederela tua realtà e la realtà del mondo con i tuoi occhi e non attraverso gli occhi degli altri.

Tradotto in una formula i due linguaggi si possono rappresentare più o meno così:

Linguaggio verbale = lingua (codice espressivo) + parola (elemento espressivo)

Linguaggio visivo = forma (codice espressivo) + contenuto (elemento espressivo)

Con questa rappresentazione si può iniziare a capire che per arrivare ad una fotografia che abbia un contenuto personale bisogna saper “scoprire” le Forme oltre le parole che le indicano.

Un pittore mediocre dipinge quello che sa di un albero, quello che ha imparato dalle parole che lo descrivono,  invece l’artista dipinge quello che sta scoprendo dell’albero.

L’unica meta possibile è il “Viaggio” durante il quale le immagini (interiori) assumono sempre di più una luce, un significato e una consapevolezza nova…se poi qualcosa  prende una forma (foto, scultura, pittura ecc)  nasce un’opera d’arte, cioè il nostro modo di scoprire il mondo.

Ruggero Lorenzi

2 thoughts on “L’IMMAGINE COME LINGUAGGIO

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