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Tutorial Composizione: L’INQUADRATURA

 Organizzare gli elementi che ci circondano in un rettangolo o in un quadrato, in modo razionale o intuitivo, ma comunque espressivo: questa è la composizione.

La composizione fotografica insomma è un processo che prende in considerazione simultaneamente tutti i diversi aspetti della futura immagine (inquadratura, prospettiva, obiettivi, diaframmi, luce, movimento, posizione del soggetto in rapporto (in giustapposizione) con gli elementi attorno perché essi sono indissolubilmente legati l’uno all’altro e un cambiamento di uno determina un cambiamento anche negli altri nell’immagine finale.

  • Inquadratura (campo lungo, medio, Primo Piano, Primissimo Piano).
  • Prospettiva (centrale, laterale, aerea, alto, basso, inclinata).
  • Obiettivi: tele, grandangolo, normale
  • Diaframma (profondità di campo, nitidezza e sfocatura).
  • Tempi di posa (mosso o congelato) .
  • Luce naturale (frontale, laterale, controluce)-(diretta, riflessa). Il sole come fonte naturale di luce: direzione, colore, intensità, contrasto, esposizione. Luce artificiale e luce flash.
  • Regola aurea, posizione degli elementi della scena.
  • taglio post ripresa.

IN SINTESI:

L’inquadratura ci dice quali oggetti vogliamo includere. La regola aurea ci dice come posizionarli.  Prospettiva, obiettivi, diaframma, luce e movimento sono il nostro stile narrativo; una volta che hai fatto tue le loro possibilità, inizi a esprimerti con le immagini oppure, piacevolmente, di diletti a documentare le tue gite.

 Per comprendere più a fondo il concetto della COMPOSIZIONE e non solo alcune sue regole, come stanno insegnando molti miei colleghi, faccio un breve cenno ai due linguaggi per mezzo dei quali comunica l’intera umanità. I due linguaggi hanno una forte analogia ma sostanzialmente uno, quello verbale, è frutto della mente (la ragione: filosofia e matematica) l’altro, quello visivo, si affida ai sensi e alla percezione; è un linguaggio per immagini: istintivo e inconscio.

 IL LINGUAGGIO VERBALE = LINGUA + PAROLA

la penna e…il cuore.

Il linguaggio verbale utilizza la parola e i concetti (scrittura-matematica-filosofia)

L’utilizzo della parola è nato con lo sviluppo della coscienza e del pensiero.

Come in quello visivo, anche nel linguaggio verbale, ci sono espressioni di alto contenuto espressivo, poesie, romanzi e altre di contenuto descrittivo.

La lingua è un codice istituzionale adottato da tutte le persone che vivono all’interno dello stesso territorio (p. es. lo stato italiano); quindi, all’interno di quel territorio, per poter comunicare bisogna apprendere il codice, cioè bisogna conoscere la lingua (inglese, francese, cinese ecc).

La parola invece è la parte personale del linguaggio, l’elemento creativo che ci permette di creare poesie, romanzi, frasi d’amore o di dire cazzate.

IL LINGUAGGIO VISIVO = TECNICA + FORMA (espressione e contenuto)

l’apparecchio fotografico e…il cuore.

Il linguaggio visivo utilizza le immagini (che si presentano come FORME, strutture fisiche che hanno dimensione, colore, luminosità, contrasto, significati simbolici ecc.).

La Tecnica è un sistema di regole ottiche e fisiche adottate da tutti che s’imparano per un corretto utilizzo del mezzo.

La Forma invece è la parte personale, percettiva, espressiva, poetica, quella che ci permette di creare contenuti visivi personali.

Per Forma espressiva, per esempio, intendo la capacità del fotografo di creare, di un paesaggio, un’immagine con soluzioni visive intense e personali; non importa se ottenute con postazioni faticose per cogliere la luce e con l’implementazione di photoshop. Lo stesso vale per la fotografia che esprime uno stato d’animo interiore (ritratti, autoritratti, nudo d’arte, glamour, reportage sociali).

Nel tuo caso, la lingua non sono le frasi e le parole ma sono le immagini prodotte con l’uso del mirino (inquadratura), della prospettiva, del diaframma, del tempo di posa, dell’obiettivo e della luce (ISO). Queste soluzioni tecniche sono le regole grammaticali che ti permettono di esprimerti per immagini.

 PRIMO PASSO: L’INQUADRATURA

Nei corsi di fotografia, quando si parla di composizione, va molto di moda citare le regole auree: regola dei terzi, spirale aurea, diagonali ecc. Molti di questi formatori confondono le regole auree, che sono dei postulati matematici sulle proporzioni (es.: templi antichi), con l’inquadratura; come se ordinando in un modo o nell’altro, le linee e gli oggetti, contribuisca all’espressione dell’immagine.

Non è così e vi spiego perché.

L’inquadratura è una tecnica fondamentale della ripresa cinematografica utilizzata per organizzare un racconto in scene e sequenze per suscitare un’emozione percettiva. La fotografia è senza movimento, fissa la scena in un unico scatto e, proprio per questo, costringe il fotografo a conoscere bene tutti i diversi aspetti della composizione per rendere espressivo ogni fotogramma. Non a caso il regista ha bisogno di un direttore della fotografia.

L’inquadratura è la regola fondamentale nel racconto per immagini. P.P. Pasolini, nei molti ritratti dei suoi film, i giovani delle periferie urbane di Roma, utilizzava il 50 mm perché nei primi piani, si intravedeva anche una porzione di ambiente che riteneva utile e fondamentale sia alla descrizione del degrado che a quella psicologica del personaggio.

La prima scelta è l’inquadratura, dopo, all’interno di questa porzione di spazio, subentrano le regole auree, che svolgono una funzione di equilibrio tra le masse e le linee per l’armonia visiva.

Tutto qui.

Nel cinema le inquadrature sono suddivise così:

  • Campo lunghissimo
  • Campo lungo
  • Campo medio.
  • Primo piano
  • Primissimo piano
  • Particolare

Ognuna di queste, come il periodo, la frase e la parola nel linguaggio verbale, ha una funzione narrativa dell’ambiente e/o del soggetto che si ritrova all’interno

Campo lunghissimo: mostra in quale parte del pianeta e in quale tipo di ambiente si svolge la scena.

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Campo lungo: Si utilizza per descrivere l’ambiente dove si svolge una scena. Ci da indicazioni generali sul luogo, il tipo di ambiente e cosa sta succedendo: città, montagna, mare, interni, guerra, fenomeni naturali ecc.

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Campo medio: Questa inquadratura entra in alcuni dettagli dove si possono distinguere le caratteristiche delle strutture formali: alberi, laghi, gli abiti delle persone, gli oggetti attorno ad essi. Il tutto in giustapposizione, ci da informazioni su quello che sta accadendo: la contemplazione di un paesaggio incantevole ecc.

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Primo piano: inizia la descrizione psicologica del soggetto in base ad alcuni dettagli del vestito e della posizione del corpo. Puoi notare l’ambiente che incomincia ad essere sfuocato perché l’interesse si è spostato sul personaggio.

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Primissimo piano: il viso. La descrizione psicologica si fa più precisa e intensa, scruta il volto del personaggio, trucco, diffetti, emozioni, tic, lo sguardo ecc. che esprimono uno stato d’animo: la paura, la gioia, la timidezza, la serenità ecc.

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Particolare: la mosca sul viso del pistolero, nel film “c’era una volta il west”, di Sergio Leone è un  dettaglio che narra la tensione del pistolero. Il particolare della pedula consumata significa che ha camminato molto, ci da ulteriori informazioni ecc.

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Come si può facilmente intuire, solamente con l’uso consapevole dell’inquadratura si può costruire un racconto ed esprimere lo stato d’animo di un soggetto e, con tutti gli altri elementi figurativi, anche il carattere, i gusti (le marche di alcuni oggetti, si vede la postura, lo sguardo, la pedula consumata ecc). Questo esempio è volutamente semplice per capire la sintassi del racconto per immagini e per capire che non servono luoghi esotici per esprimersi. Si può dire, con un pò di spregiudicatezza, che la realtà esterna è insignificante; è stata la mente dell’uomo a dare un nome e un significato a tutte le cose. Così è più facile capire come ” i condizionamenti mentali ci impediscano di vedere la realtà con i nostri occhi.

Farò qualche altro esempio nel prossimo blog. Penso che valga la pena osservare come tutte le cose, attraverso i loro segni,  esprimono dei contenuti (qui inizia la semantica, cioè la scienza che studia proprio il significato dei segni).

Grazie per l’attenzione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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