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Fotografare per crescere o crescere per fotografare?

Oggi tra i tanti disagi causati della crisi del XXI secolo abbiamo la fortuna di vivere un evento epocale, uno dei più importanti fermenti di pensiero degli ultimi secoli della nostra civiltà. Tra tanta indifferenza e manipolazione mediatica, se ti tieni fuori dalla mischia di chi grida e volgi lo sguardo verso te stesso e le tue possibilità, è una buona occasione per farti alcune domande fondamentali : chi sono veramente? qual è l’utilità del mio esistere? cos’è che posso fare di meglio o di diverso? perché non sono felice?. In questi anni di precarietà delle condizioni del sistema occidentale si è sviluppata, tra le persone più sensibili, un attenzione verso la ricerca di un altro modo di pensare e di essere (io direi evolutivo) che si interroga sul mondo in cui vivi e sul modo in cui vivi, con l’intento di tirar fuori la tua autenticità e di creare la tua realtà e non di imitare quella degli altri. È un cambiamento di paradigma, un volgere lo sguardo verso l’interno piuttosto che specchiarsi nelle illusioni del mondo degli altri che nulla è se non apparenza e maschera.

Con questo sentimento, sull’onda di questa energia di cambiamento, ho sentito il bisogno di chiedermi: cos’è oggi la fotografia? cos’è per me (e per te)?  cosa può fare per l’uomo?

La mia storia di fotografo inizia molti anni fa.

È una storia lunga secondo il nostro modo di considerare il tempo ma la crescita personale e, di conseguenza, il proprio modo di Vedere la Realtà e il Mondo non ha  niente a che fare con il tempo del calendario, così come lo utilizziamo noi, ma riguarda   il proprio Cambiamento Interiore. Non ci sono regole particolari, solo una condizione: l’attenzione. Ti devi accorgere di essere cresciuto, di essere stato educato e addestrato per fare ciò che va bene alla civiltà dentro la quale sei nato. Fin da bambini siamo stati condizionati e poi ci siamo auto limitati a scegliere, inconsapevolmente, quello che ci ha detto papà, mamma, parenti, amici, scuola, chiesa e stato; per ricavarci un posto in questa società (situazione che tranquillizza di più lo stato), sacrifichiamo la nostra vera autenticità: salvo quei rari casi di forte personalità e innovazione di pensiero che, comunque, si sono scontrati con il potere dominante (esempio per tutti Gesù).

L’uomo di oggi è contento? Non so se l’uomo oggi è contento. Ma uno che si accontenta è rassegnato, senza curiosità. Di sicuro è infelice. Con-tento = tenere insieme ciò che hai.

La fotografia è curiosità, un non accontentarsi mai. È un linguaggio espressivo, un modo per esprimere te stesso e la tua visione del mondo. La fotografia ha una missione come la filosofia: far esistere la verità, soddisfare il bisogno di conoscere. Non sono concetti difficili, sono le radici degli autentici bisogni interiori. Desiderare qualcosa o qualcuno verso cui ti senti attratto, crea quella differenza di potenziale che ti connette con l’energia della “Bellezza” dell’Uomo e della Natura e, se sai chiedere, anche con Dio.

Bisogna accorgersi dell’inganno e del labirinto nel quale ci si muove e rivedere il concetto di profitto ma per arrivare a questo è necessario che ogni individuo impari ad usare meglio il pensiero e tutte le funzioni della conoscenza. La risposta alle domande che pone la Sfinge è sempre la stessa: sono io, disse Edipo, sei tu; è l’individuo che ha bisogno di imparare a guardare la realtà con i propri occhi, di scoprire la sua autenticità e la sua grandezza, di capire che il mondo degli altri è una visione e una situazione dalle quali si può uscire.

Come dice Carl Gustave Jung: “molto pochi usano il pensiero per svolgere tutte le principali funzioni della conoscenza, tutti gli altri sono intrappolati nelle più svariate forme di nevrosi o illusioni che ne limitano l’uso tenendoli al sicuro in una gabbia che si sono costruiti per autodifesa dai molti traumi della civiltà”. 

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